LA FINESTRA SULLA PIAZZA

In copertina: foto della piazza scattata dalla finestra dello studio dell’autore

Una finestra del mio studio si affaccia su di una piazzetta, laterale rispetto alla piazza principale della città. Vi è un piccolissimo parco, rialzato rispetto alla sede stradale e delimitato da un basso muro di cinta, che impedisce l’ingresso alle automobili, con pochissimi alberi e qualche panchina.
Il parchetto è frequentato tutto l’anno da persone che vivono ai margini della società, per lo più tossicodipendenti, che hanno fatto di quel luogo la loro casa.
Sono sempre gli stessi.
Spesso si sentono delle grida che provengono da lì, sembra di persone che litigano; sono loro, ma se ti fermi ad ascoltare ti accorgi che sono grida di sofferenza, richieste di aiuto.
I loro occhi sono sempre bassi, di chi è sconfitto, di chi ogni giorno combatte una battaglia che già sa di aver perso, prima ancora di iniziarla.
E’un luogo di dolore.
Molti passanti si lamentano perché quella piazza, proprio al centro della città, non è ben frequentata, non possono portarci i loro figli a giocare (è vero, anche io non ce li porterei), ed è anche una pessima vetrina, perché situata proprio dove transitano i pochi turisti che si avventurano in città; che brutta figura! Quante volte ho sentito dire che sarebbe meglio che venissero trasferiti da qualche altra parte, dove non li vede nessuno.
I cittadini si domandano: che fanno le autorità? Perché permettono ad un piccolo gruppo di tossicodipendenti di tenere in ostaggio una piazza del centro storico?
Come sempre i numeri ci aiutano a capire. Riporto alcune statistiche, ufficiali e certamente arrotondate per difetto, sulla tossicodipendenza in Italia:
-nell’anno 2022 il 30% dei detenuti era certificato quale tossicodipendente, a tale percentuale va aggiunto il numero (elevatissimo) di tutti coloro che, seppur tossicodipendenti, non sono certificati tali;
-sempre nell’anno 2022 il 34,3% dei reati commessi dai detenuti era per spaccio o detenzione di sostanze stupefacenti, cui va aggiunto il numero (anch’esso elevatissimo) di quei reati collegati all’uso di sostanze (furti, rapine, ricettazioni, omicidi, ecc ) o per i quali non ci sono stati arresti o detenzioni ma che sono comunque commessi in relazione all’uso di sostanze stupefacenti.
Oltre ai dati sulle carceri e sui reati, dobbiamo considerare i morti per overdose, ma non solo, anche le malattie ed i decessi per malattie legate all’uso di sostanze stupefacenti (malattie cardiache, ictus, ecc.), le malattie psichiatriche, legate sempre all’uso di droghe (una vera e propria piaga sociale): non esiste una statistica, ma il numero è rilevantissimo.
Il problema dell’uso di sostanze stupefacenti va ad incidere su ogni aspetto della vita sociale. Ognuno di noi conosce qualcuno con problemi di tossicodipendenza, o famiglie con un figlio tossicodipendente, e quindi conosce il loro dolore.
A questo punto anche io mi pongo la stessa domanda dei miei concittadini: che fanno le autorità? Ma non per il piccolo parco della nostra città, bensì per il più significativo problema della droga che ha reso quei ragazzi dei fantasmi, che nessuno vede, o meglio vorrebbe vedere, e tutti fanno finta che non esistano.
Se le istituzioni si occupassero seriamente del problema, molti sarebbero a beneficiarne. Il numero dei reati (e delle vittime dei reati) diminuirebbe, così come il numero dei detenuti (considerato il perenne sovraffollamento delle carceri), anche il sistema sanitario ne gioverebbe, senza considerare che verrebbero meno gran parte dei proventi delle mafie, ma soprattutto i nostri giovani sarebbero aiutati a non cadere in una delle trappole più insidiose che la società ha creato per i suoi stessi figli (nessun ceto sociale è escluso).
Tuttavia, di fronte a tali numeri, che ogni anno crescono e che sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto di chi comanda, ed al sostanziale disinteresse degli organismi statali, mi viene il dubbio che non ci sia la volontĂ  di contrastare efficacemente il traffico di stupefacenti.
Mi sembra che si cerchi di nascondere il fenomeno, nessuno ne parla, è quasi dimenticato, e invece i dati attestano che si tratta di un problema che dovrebbe destare allarme.
Lo ritengo piĂą pericoloso, diffuso e nocivo di altri fenomeni sociali che, seguendo le tracce del pensiero dominante, hanno trovato piĂą che adeguato riconoscimento e vengono trattati con prioritĂ , tanto da avere corsie preferenziali nei tribunali, negli ospedali, nei commissariati.
E’ il segno che l’ideologia prevale sulla realtà.
Ho la sensazione che se lo stato avesse voluto contrastare veramente la diffusione delle droghe, sarebbe riuscito ad ottenere ottimi risultati, non ne avrebbe azzerato il consumo, ma certamente l’avrebbe ridotto ai minimi termini.
A chi giova mantenere un popolo schiavo della dipendenza? CUI PRODEST?

Andrea Antonini