
RICOMINCIARE
II Parte
Un attimo ci sono i colori, le luci, i rumori e l’attimo dopo non c’è più nulla e quello dopo ancora di nuovo luci, colori, di nuovo rumori. Poi ancora il buio. Come se qualcuno si divertisse a staccarti e riattaccarti la spina: una, due, tre volte. Ogni volta che la luce mi andava via dagli occhi credevo di morire, non percepivo più il mio corpo, non sentivo più il mio cuore. Saliva la paura di perdere tutto per sempre, di perdere la mia famiglia. Mi spegnevo con la consapevolezza di rischiare di non riaccendermi più.
“Signor Gianfranco, è stato fortunato. Altri dieci minuti di tragitto e non sarebbe arrivato qui vivo. Da ora in poi dovrà essere molto collaborativo”.
Quando mi sono svegliato dopo l’ultimo shock, mi sono ritrovato sopra un letto coperto da fili collegati a più di un macchinario. Sentivo solo i rumori delle macchine e i passi di qualche medico o infermiere. Nella stanza ero solo in quel momento, solo con tutti quei tubi colorati. Davanti a me, appeso al muro, un orologio: l’unico aggeggio in grado di non farmi perdere la totale cognizione del tempo. Ma ero ancora vivo. Sentivo il mio corpo privo di energie, ma lo sentivo di nuovo, finalmente lo sentivo di nuovo.
Ora passeggio tra i sentieri che attraversano le mie montagne. Sento i profumi di un inverno mite, il sole risplende sull’erba, sui comignoli delle case che osservo da quassù. Respiro a pieni polmoni l’aria frizzante e genuina, gli odori selvatici e familiari di questo angolino di mondo che conosco da sempre, che mi ha visto nascere e crescere. Osservo il panorama e poi mi volto per raggiungerla. Mia moglie come suo solito si è fermata per l’ennesima volta a raccogliere un fiore, un sassolino dalla forma strana, a prestare attenzione alle piccole cose. Mi spazientisco sempre un po’ per le sue mille soste, ma non posso non amarla. «Dai che perdo il passo e i figli vengono a pranzo».
Che bello riassaporare la mia quotidianità. Che valore inestimabile riprendere in mano la mia vita.
Grazie alla prontezza dei medici, degli infermieri, degli OSS, di tutte le persone che lavorano al reparto rianimazione per aver fatto la differenza in quelle ore interminabili.
Grazie per la professionalità, la competenza, l’attenzione, la premura e soprattutto l’umanità. Non credo affatto che sia un mestiere semplice il vostro e non sempre le cose vanno bene, anche quando si fa tutto il possibile. Ma ora che quel possibile ha fatto la differenza, ribaltando le sorti, mi sembra il minimo non darlo per scontato.
Inizia qui la mia seconda vita con una consapevolezza ben diversa di tutto, del qui e ora, di quanto è prezioso e irripetibile ogni attimo.
Immensamente grato.