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“CI VUOLE TANTA TIGNA”, QUESTO È IL SEGRETO – Nicola, molto più di un ventriloquo

Nicola Pesaresi e Isotta

La storia che sto per raccontarvi germoglia tra le strade e i teatri, tra le risate del pubblico e le voci… che arrivano da lontano. Nasce in Umbria per poi coinvolgere e far sorridere tantissimi spettatori, soprattutto bambini.

“Oh Nek, l’hai ritrovata Laura?”, così Nicola Pesaresi e la sua scimmietta Isotta fanno il loro ingresso al talent show Dalla Strada al Palco, condotto dal cantautore Nek. Noi ci siamo conosciuti diverse settimane prima a un evento per grandi e piccini, tra le ruote che stridevano sull’asfalto e stuntmen che improvvisavano acrobazie; mio fratello che in veste di presentatore si districava tra un’esibizione e l’altra e fuochi d’artificio. In quell’occasione ad ammaliare tutti, generazioni così distanti, proprio lo show di Nicola con il suo simpatico e, a volte, insolente pupazzo, Isotta. Chi mi conosce sa della mia natura curiosa, così più tardi di fronte al furgone di un venditore ambulante, tra profumo di porchetta e odore di gomme strappate, ho proposto a Nicola un’intervista. Volevo saperne di più della sua arte che si è affinata tra eventi di strada, palchi e feste, di quella voce in grado di animare un pupazzo, con un talento tale da renderlo incredibilmente reale. Qualche giorno dopo, in compagnia di Isotta mi ha raggiunto a Nocera Umbra, la mia cittadina, pronto a raccontarmi la sua storia.
Originario de “lu centru de lu munnu”, ovvero Foligno, si dedica al teatro da quando aveva sedici anni collaborando a diversi spettacoli con la compagnia teatrale Al Castello, di cui suo padre è fondatore e regista. Attore e formatore, tiene laboratori teatrali in giro per l’Umbria. Nel 2011 scopre la passione per la ventriloquia che, con studio e perseveranza, condita dal talento, non tarda a divenire una vera professione in grado di condurlo sotto i riflettori, così da renderlo uno dei ventriloqui più amati d’Italia.
Come dimenticare una delle sue prime apparizioni sul piccolo schermo a Italia’s Got Talent!

So che la ventriloquia è un’arte antica…

«Pensa che nel Medioevo veniva utilizzata dai medium per spillare soldi alla gente. Facevano finta che ci fossero delle voci provenienti dall’aldilà. Ho iniziato a studiarla da autodidatta su testi e video-corsi americani perché in lingua italiana non c’era quasi nulla, ma non mi fa impazzire essere chiamato ventriloquo. Secondo me è un po’ riduttivo. C’è un universo dietro. La ventriloquia è lo strumento che utilizzo per raccontare questo mio mondo».

Chiunque può diventarlo?

«Molti pensano che si nasca con l’arte della ventriloquia, invece no. È un’arte che si può imparare. Tutti possono farlo, non c’è nessuna malformazione o particolarità nell’organismo di un ventriloquo, ma pochi ci provano perché molto complesso. È una rieducazione a emettere suoni sfruttando altri risuonatori. La bocca rimane sempre semichiusa perché il suono esce dalle labbra. Ventriloquo perché sembra che venga da dentro, dalla pancia, ma in realtà è una bugia.»

Sei riuscito a trasformare la tua passione in una professione. Qual è il segreto per farcela? Che qualità ci vogliono per costruire i propri sogni?

«Come si dice dalle nostre parti, ci vuole tanta tigna! Vuol dire che stai lì, tutti i giorni a darti da fare… anche se è domenica. Ci vuole costanza e consistenza, andare avanti e cercare di prendere tutto quello che ti succede come parte del percorso con la consapevolezza che ci saranno dei momenti in cui andranno male le cose, ma quelli sono fondamentali. Gli inglesi dicono “Sometimes you win, sometimes you learn”, a volte vinci, a volte impari. Noi italiani abbiamo la parola “fallimento” che sembra pesante, come fosse un macigno, invece è un momento di crescita incredibile. Quando una cosa non funziona stai comunque capendo quale è la tua direzione e quale, al contrario, non fa per te. Perseverare, cercare direzioni, studiare sempre, formarsi, non fermarsi mai. Anche quando pensi di essere bravo devi sapere che hai ancora tanto da imparare, non c’è mai un punto d’arrivo».

Nicola Pesaresi e Isotta intervistati da Alessandra Squarta

Come è nata Isotta? Che rapporto hai con lei?

«Quando ho approcciato al mondo della ventriloquia cercavo pupazzi con cui potermi esercitare. Li modificavo con l’aiuto di mia madre per renderli professionali e personalizzati. Ne avevo diversi, ma quando ho visto Isotta su un sito californiano ho pensato che fosse bellissima. Costava oltre seicento euro importarla… una follia! Nonostante non ci puntassi molto, ho scelto di comprarla e studiarla ugualmente. Mi sono ricreduto quando ho visto che insieme funzionavamo. In quegli anni lavoravo sui centri estivi e in un campus c’era una bambina deliziosa, con delle uscite stupende. Prendendo in mano Isotta mi sono ispirato a lei e ha funzionato da morire. Il nome Isotta è stato un lampo di creatività. Cercavo qualcosa che potesse essere sì umano, ma creativo, inusuale. Il rapporto con lei deriva molto dalla commedia dell’arte: il rapporto con la maschera.»

Cosa la rende così reale?

«A me piace creare, costruire situazioni, dialoghi e farli arrivare come veri. Difficilmente scrivo testi, ma situazioni perché una volta che si è riusciti a delineare un bel personaggio credo che poi parli da sé, vada da sé. Ad esempio, Isotta in qualsiasi situazione so come potrebbe reagire, mi viene spontaneo, e quindi il personaggio vince sulla situazione, la situazione vince sul testo. Il testo non serve a nulla se non c‘è una situazione in cui inserirlo e un personaggio a dominare il tutto. È molto teatrale come concetto, non mi sto inventando nulla. Il grande lavoro è l’esercitazione. La creatività è come un muscolo, va continuamente alimentata, esercitata. Anche per questo faccio continuamente video su YouTube, mi danno modo di sperimentare situazioni».

Oltre alle mille attività, c’è anche la scrittura…

«Durante il lockdown, chiuso in casa e con molto tempo a disposizione, ho scritto un libro: Come fare il ventriloquo – Dalla tecnica alla messa in scena. Racconto il mio modo di vedere e vivere questo tipo di arte. C’è molto sulla tecnica, forse troppo. Magari averlo avuto io un testo così quando ho cominciato. Inoltre ho scritto alcuni fumetti per bambini con Isotta protagonista. Lì la mia scrittura e creatività sono accompagnate dalle magnifiche illustrazioni di Marco Bargagna, in arte MisterBad».

Nicola Pesaresi, Isotta – Avventure pu-pazze. Illustrazioni di Marco Bargagna/MisterBad

Della tua vita da performer cosa ti emoziona di più?

«Le emozioni sono tante. Sicuramente le più forti le vivo quando partecipo a festival di teatro di strada, quando il pubblico rimane inaspettatamente colpito e le persone si divertono. Altri momenti speciali ci sono quando insegno teatro ai bambini, durante i laboratori. È molto gratificante aiutarli a crescere, a comunicare! Mi sento importante quando lavoro con loro perché ho la sensazione di lasciare qualcosa di bello».


“Qualcosa di bello” è ciò che ha lasciato anche a noi grazie a questa chiacchierata. Nicola per un po’ ha alternato la sua voce a quella di Isotta che, con il suo atteggiamento da furbetta, si è mossa tra noi due. Si tratta di una coppia incredibile: il ventriloquo che con pacatezza si racconta; la scimmia che dispettosa e al contempo dolce, controbatte e, a volte, lo interrompe. È stato affascinante seguire il dialogo serrato tra i due, talmente veloce che le voci sembravano sovrapporsi.

Mi torna in mente la frase di Antoine de Saint-Exupéry:
“Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano”.
Un incontro con Nicola e Isotta ti permette di farlo. È stato come tornare bambina.

Alessandra Squarta

 




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