“Se sei sul tuo cammino, allora vai”

Qualche anno fa ho conosciuto un uomo che vive fra terra e cielo. Mi incuriosiva sapere in che modo si potessero superare certi limiti, tentare simili imprese e non avere paura, dominare la mente al punto da capire che “Esistono strade dove i più non le vedono”.
Mi ha sempre affascinato la storia di Philippe Petit, che più di cinquant’anni fa traversò le Torri Gemelle, e quella di chiunque altro riesca a camminare nel vuoto, sorretto solo da un cavo sottile, lui lassù e tutto il mondo sotto. Finché un giorno ho saputo che girava per le piazze e le strade serbe, svizzere, giapponesi e italiane, un tipo in grado di tenere per lungo tempo il pubblico con lo sguardo al cielo e il fiato sospeso, così da ridare a chi lo osservava quel pizzico di speranza nell’ impossibile, che diviene possibile.
Oggi voglio raccontarvi di lui.
Si tratta di Andrea Loreni, funambolo zen originario di Torino che nel 2011 percorse 250 metri sospeso nel vuoto di Pennabilli, a 90 metri da terra, raggiungendo il record italiano di camminata su cavo a grandi altezze.
In seguito alla sua spettacolare impresa, accompagnò Vasco Rossi, esibendosi in alcune tappe del suo tour mentre Matteo Garrone lo ingaggiò per la scena finale del film “Il racconto dei racconti”: è il funambolo che cammina sopra un cavo infuocato.
Tra i vari spicchi di cielo in cui esibirsi, anche Bagnoregio. Per l’occasione gli proposi di incontrarci. Di seguito l’articolo/intervista di allora.
Il sole fino a poco fa risplendeva sul cavo d’acciaio, sospeso tra i palazzi di piazza Cavour in fermento, pronto ad annunciare l’esibizione di questa sera. Seguo la voce calma e profonda di Andrea che, fra un sorso e l’altro di caffè, mi racconta la sua storia. Ha tolto il cappello di paglia, scoprendo meglio i suoi occhi che fanno pendant proprio con il cielo, accompagnati da un volto sorridente, che la lunga e folta barba non riesce a camuffare.
L’arte di Andrea è sbocciata in strada, dove ha iniziato a fare “spettacoli a cappello”.
Laureato in filosofia teoretica, ha frequentato la scuola di Londra per approfondire le tecniche del circo contemporaneo. Ha sempre cercato una verità che andasse oltre e, in parte, l’ha trovata sul cavo. Compie le sue traversate di giorno e di notte, sopra montagne, vallate, specchi d’acqua o città.
Cosa si prova una volta lassù?
«Superata la paura si prova un senso di libertà. Libertà di non avere più costrizioni e pensieri, o meglio, non ascoltarli! Da dieci anni pratico la meditazione zen, secondo la quale noi siamo cielo, i pensieri sono nuvole, passano e vanno. La condizione di autenticità è quella di lasciarli andare. Sul cavo è quasi necessario! È controproducente mettersi a pensare».
Molte persone rimangono stupite dal tuo modo così elegante di percorrere un cavo…
«È l’unico modo per farlo, senza sprechi di energie, senza contrazioni eccessive. Durante i laboratori di funambolismo faccio camminare i ragazzi, a terra, ad occhi chiusi e il modo migliore in quella circostanza è andare rilassati e tranquilli. Respiro armonioso, passo morbido e corpo elastico sono condizioni apprese sul cavo, ma che cerco di applicare anche alla mia vita».
In che modo si possono superare le proprie paure?
«Vivendole per quello che sono. Così le scopri e capisci come lavorano. Ti concedi anche di essere una persona che ha paura, senza problemi. Non c’è nulla di male. Sul cavo in qualche modo sei nudo, non hai protezioni. Devi essere te stesso, comprese le paure. Lì non puoi mentire, sarebbe pericoloso!».
La mente ci domina?
«Sì, la mente ci domina. Ci porta sempre indietro o avanti, a quello che abbiamo fatto o a quello che faremo, ma il corpo è qua e vive il presente. Se riusciamo a calarci in quello che stiamo facendo, a vivere con il corpo, allora viviamo il presente ed è lì che ci sta il bello! Lì sta la vita e l’autenticità. Non bisogna pensare a quanto sia buona la pizza, ma sentirne il gusto. Non ha senso pensare a quello che è stato o a quello che sarà perché non è reale, lo diventerà quando arriverà, se arriverà. Ora abbiamo “l’adesso”. In questo momento potrei pensare allo smontaggio di domani, ma che fregatura! Sto con te, meglio che parli con te».
Andrea mi racconta di quanto sia bello vedere le città dall’alto, scoprire la stessa Torino dove è nato e cresciuto con occhi diversi, attenti; vedere i tetti, gli immensi edifici, le luci e le piazze in un modo del tutto nuovo.
Cosa ci perdiamo noi quaggiù?
«Da terra, di solito, se non guardiamo il marciapiede, guardiamo poco avanti, ma è difficile che alziamo la testa per vedere quello che c’è sopra. Ho una visione da un punto di vista privilegiato, unico e quasi irripetibile anche per me. È difficilissimo che farò una traversata nello stesso luogo due volte. Stasera avrò l’occasione di vedere Bagnoregio da un punto che probabilmente non rivedrò mai più».
C’è un insegnamento appreso sul cavo che, più di tutti, cerchi di portare nella vita?
«La lentezza. Durante le mie traversate non posso andare di corsa perché rischio di complicare la traversata. Se c’è un problema o un cavo è difficile, la cosa migliore non è mai accelerare, ma rallentare. Questo vale anche nella vita. Di fronte a una difficoltà, invece di scappare o di muoverti veloce per non viverla, la cosa migliore è rallentare e passarci attraverso lentamente… con questa morbidezza del corpo di cui ti parlavo».
Come si fa a trovare il giusto equilibrio? Tu che sei un esperto…
«In verità la maggior parte del tempo lassù si è in disequilibrio, poi ogni tanto, come per magia, si raggiunge l’equilibrio e tutto è in armonia. A un certo punto accade e più che cercarlo, bisogna farsi trovare, essere lì per riuscire ad assaporarlo. Se sei sempre alla ricerca dell’equilibrio, ma sei concentrato sul fatto di non riuscire a trovarlo, anche quando arriverà starai pensando ad altro e quindi non lo godrai. Se c’è, bene, ma se non c’è, è uguale. Il difficile è trovare la propria strada, ma se sei sul tuo cammino, allora vai!».
Il tempo stringe e la camminata sul filo sospeso nel cielo di questa magnifica città, in trepidante attesa, si avvicina. Stasera si inaugurerà l’evento Civita Cinema e in onore di Fellini e del suo film “La Strada”, girato nel piccolo paesino della Tuscia, Andrea traverserà Bagnoregio nello stesso punto percorso da Il Matto nel lontano 1954. Sarà un’esperienza intensa per gli spettatori e una forte emozione per lui. Lo è ogni volta che ripercorre traversate di antichi funamboli, dimostrazione di come questa figura, che vive da secoli, continui ad avere un suo profondo fascino e significato.
È tempo di tornare alla mia vita, testa fra le nuvole anch’io, ma con i piedi ben saldi a terra.
Gli auguro buona fortuna, certa che anche stavolta incanterà tutti con i suoi morbidi passi.
Alessandra Squarta