il diario-romanzo

CAPITOLO XIII
UN’ALTRA VITA È POSSIBILE
Trascorsi alcuni mesi nella sua “nuova Terra”, Valentino aveva il sentore che qualcosa, nella sua vita, dovesse mutare.
Perugia gli aveva donato tutto, o quasi: amici, soddisfazione, gioia di vivere, avventure, nuove emozioni e, non ultimo, la conoscenza di Iris.
Il fatto che si fosse aperta a lui in confidenza, lo aveva momentaneamente raggelato e al contempo sentiva una certa serenità nell’esprimersi, senza alcuna tensione. In fondo, si giocava a carte scoperte e lui sembrava non immaginarla quale oggetto del desiderio, piuttosto una conquista di libertà.
Tutto quel che chiedeva alla vita, da quella notte in discoteca, era essere dinanzi a lei, godere del suo tempo, conoscerla, perché Iris, per lui, rappresentava il bene.
Senza che se ne rendesse conto, aveva condotto Valentino ad un’inversione di rotta nella sua nuova vita umbra e, per questo, gli sarebbe stato grato per sempre. Troppe ombre intorno a sé, troppe oscure e celate presenze effimere lo distoglievano dal suo vero bene, da quel che lo avrebbe reso un uomo migliore. Notturni bagordi si susseguivano ogni settimana, quelle amicizie della prima notte, quei ragazzi incontrati per caso come Davide, Luca, Giovanni, conducevano un’esistenza basata sull’inconsistente apparenza umana. Cambiare due discoteche nell’arco di una stessa notte era diventata ormai la regola, ogni volta, ogni singola uscita aveva il suo rituale di eccessi, dal quale Valentino si era sempre tenuto due passi indietro, pur facendo parte della comitiva.
Il denaro concepito come strumento di piacere per piacere, conquistare e così comprare, forse alcuni di loro credevano, anche l’amore. Vite dissolute che spendevano la notte quel che guadagnavano il giorno, ma per approdare dove? Quale la meta?
Valentino sentiva prosciugarsi da quella comitiva, avvertiva un profondo senso di vuoto frequentandoli e, più passava il tempo tanto più aumentava in lui la percezione di pochezza dell’essere parte di qualcosa a lui alieno. Non voleva di certo rinunciare alla sua età ed al divertimento ma, certamente, non avrebbe più voluto farlo in quel modo e soprattutto non più con quelle persone.
Iris, inconsapevolmente, quella notte doveva averlo salvato dalla dissolutezza. Aveva capovolto la prospettiva di Valentino: non doveva più lui essere strumentale a quella vita dissoluta e mondana, ma era la mondanità a dover fungere da sgabello alle sue esigenze, così come se ne serviva lei. Non aveva bisogno di comportarsi in un certo modo per piacere, lei era il piacere stesso di vivere, un piacere raro riservato a pochi.
Non avrebbe più voluto che qualcuno gli rubasse del tempo, perché ne possedeva poco al di là dei suoi impegni ed aveva deciso di dedicarlo alla ricerca della bellezza. Come tutti i giovedì sera, i ragazzi si ritrovarono al solito posto, per il pre-serata, in un locale nei pressi dell’Arco Etrusco. Quella sera Valentino era diverso, inespressivo. C’erano tutti, le sue prime conoscenze notturne, quella Simona che nel frattempo aveva pensato bene di accasarsi con un medico, ed altri “signori”. Dopo il primo “giro di valzer” con gli alcolici, prese la parola con i suoi pseudo amici più vicini a lui e disse:
«Ragazzi, vi ringrazio per tutto, da quando ci siamo incontrati avete cercato di farmi sentire davvero come uno di voi e di questo vi sono grato. Devo dirvi però che, nei prossimi tempi, non prenderò più parte a queste uscite serali, non me lo posso più permettere, ho perso troppo tempo della mia vita, io sono qui per fare altro!».
E Davide rispose: «Ma che dici? Non stai bene con noi?».
«Non è questione di star bene o male, il problema è cosa sia più o meno opportuno per me, adesso».
«Cioè?», gli chiese Davide.
«Ho bisogno di più tempo e concentrazione, devo condurre una vita diversa da questa se non voglio parcheggiarmi all’Università, capisci cosa intendo?».
«Ma certo! Fai tutto quello che devi, dài, magari ci vediamo solo il sabato o quando vuoi!».
«Si dai, senza fare programmi. Per il momento non consideratemi per le uscite, ho un esame, mi farò vivo io e comunque, grazie per tutto!».
Così si alzò, salutò tutti e disse che doveva raggiungere casa per un lavoro di gruppo da ultimare. Ma Davide, poiché Valentino faceva comodo in comitiva, considerata la sua facilità nell’elargire, aggiunse: «Valentì, che fai, non finisci nemmeno il giro? Dài, più tardi torni a casa, almeno adesso resta con noi!».
Ma Valentino fu drastico e risoluto nel rispondergli:
«Grazie, ma devo andare».
Si voltò, aprì la porta tra i commenti increduli e stupefatti dei presenti e andò via, per mai più tornare, con loro. Quel taglio reciso con la compagnia della notte, lo aveva alleggerito di un grosso peso, quelle “amicizie” erano divenute per lui come zavorre che trascinava dietro, non permettendogli di vivere pienamente e liberamente.
“Adesso potrò dedicare più tempo ad Iris”, pensò per un attimo, ma subito rinvenne in lui, dicendo a se stesso:
“Dov’è che vado, ha i suoi impegni, ma soprattutto il suo ragazzo, al quale dovrà pur dedicare qualche minuto! In fondo”, pensò, “io sono soltanto un compagno dell’Università, non ci siamo mai incontrati al di fuori, eccetto quella notte è chiaro. Sono una persona con la quale fare due chiacchiere la mattina ed il pomeriggio, parlare di studio, magari di vacanze, qualche piccola confidenza e poco altro. Forse dovrei dirle ‘Ciao Iris, sai, stavo pensando, dato che di tempo ce n’è sempre davvero poco in settimana per confrontarci, parlare, stare un po’ insieme… che ne diresti di partire per un viaggio, in amicizia s’intende, in modo da conoscerci meglio?’ Nella migliore delle ipotesi direbbe che sono fuori di testa, ecco cosa direbbe!”.
Pensava e rielaborava nella sua mente le più svariate congetture, per convincersi ed essere a sua volta convincente, ma erano tutte lacunose.
“Devo pensare a me stesso, adesso basta vivere per la soddisfazione degli altri. Da stasera si volta pagina”, ripeté a se stesso mentre camminava verso casa.
“Certo, se lei fosse al mio fianco sarebbe diverso ma, forse, tutto questo è solo un’illusione, frutto di un desiderio incompiuto. Perché dovrebbe essere diverso? La sua presenza ha alimentato in me la speranza e il sogno di una vita diversa, di un’esistenza fatta di cose semplici. Esserci, ha fatto sì che potessi combattere i fantasmi del mio passato. Forse dovrei renderla partecipe di quanto mi stia facendo bene, ma come? Non capirebbe, neanche io saprei darle una spiegazione razionale del suo effetto benefico”.
Si fermò un istante, nel pieno silenzio interiore e di quella via, il cui unico suono era il fruscio dei rami dei faggi mossi dal vento, simile ad un “sì” avallante i suoi pensieri.
“Lei mi ha dato tanto ed io, non avrei nulla da offrirle in cambio, se non la mia compagnia, la fragilità di un ragazzo ancora incompiuto, troppo poco!”, pensò mentre continuava a camminare.
“Merita una vita piena, è ciò che desidero per lei e per me stesso”.
Nuovamente in silenzio, lungo quella via, si avvicinava sempre di più a casa. Un lampo interiore, un’idea, un guizzo della mente gli illuminò il volto: “L’Erasmus! Quale occasione migliore per vivere del tempo insieme, un viaggio che al di là di tutto, ricorderemo per la vita. Questa è l’unica strada da poter percorrere con lei. Non ho altro da offrirle che questa avventura!”.
Giunse a casa e salì nel suo appartamento, dove abitava solo. Quella notte il cielo era terso e ricco di stelle, come quella prima sera in cui il “destino” li fece incontrare. Una notte per incantare, un’altra per suggerire il cammino. Il cielo e Colui che l’ha creato sembravano voler confortare Valentino nel suo sforzo di essere autentico e sincero, con se stesso innanzitutto, poi con il mondo e, non ultimo per importanza, con Iris.
L’indomani si svegliò di buon mattino per recarsi in facoltà, seguì il corso di diritto pubblico dei Paesi Islamici e, una volta finito, raggiunse i ragazzi dell’università in uno dei soliti luoghi di ritrovo, sulle panchine dell’atrio della facoltà. C’era tutto lo zoccolo duro dei suoi amici al completo, ma soprattutto, c’era lei.
«Ragazzi», irruppe con tono sereno ma deciso, «oggi è l’ultimo giorno per presentare le domande Erasmus, ho deciso di partecipare alle selezioni, chi è con me?».
Nessuno era intenzionato a partire, ma il suo sguardo non si distoglieva da Iris, la quale, per nulla convinta, disse:
«Vale, io lo farei anche ma, ne abbiamo già parlato, come faccio?».
E lui le rispose: «Intanto, se adesso consegniamo la domanda insieme, potrai ancora pensarci per qualche mese e, magari, vedere bene le tue cose e prendere una decisione senza fretta o rimpianti. Se però non consegni la domanda, escludi automaticamente una possibilità. Se hai anche soltanto un dubbio, fallo, non ti costa nulla, poi deciderai!».
«Anche se non credo partirò, in fondo fare la domanda adesso non mi preclude nulla, su questo hai ragione!».
«Solo su questo?», ripeté lui con un sorriso beffardo.
«Non mi sovviene null’altro in mente!», rispose lei con altrettanta ironia.
«Andiamo, sbrighiamoci! Ragazzi, torniamo subito!», disse lui frettolosamente ed insieme si recarono all’interno, in prossimità dell’ufficio.
Poi riprese lei il discorso: «Dove farai domanda? Dobbiamo inserire due preferenze, lo sai?».
«Sì, lo so. La prima scelta è Istanbul, l’altra Malta».
«Istanbul è affascinante come meta, decisamente atipica come soluzione, lo disse anche la responsabile dell’ufficio Erasmus. Non saprei…».
E lui: «È vero, ed è questa la mia prima motivazione, fare qualcosa di diverso, in un contesto assolutamente eterogeneo come potrebbe essere Istanbul! Vanno tutti in Spagna, è inflazionata, io vorrei un’esperienza di studio e di vita fuori dall’ordinario, dagli stereotipi a cui sono abituato, il confronto con una cultura comunque molto distante dalla nostra. Anche sotto il profilo curriculare, un discorso è inserire un’esperienza ad Alicante in Spagna, altro è la Istanbul University! Credo che questa possa essere un’esperienza che ci segnerà!».
«Ci segnerà? Hai dato già per assodato che la mia scelta sarà Istanbul! Ah ah ah! Io davvero non credo di partire, però il tuo discorso fila, effettivamente se proprio si deve, anche ai fini curriculari…».
«Eh sì, poi non sottovalutare il discorso che avresti comunque anche me lì, partiremmo insieme, insomma, un volto amico può sempre essere d’aiuto in terra straniera!».
«Allora resto a casa!», rispose lei ironicamente. Entrarono dunque in quell’ufficio ed espressero così, nella domanda di partecipazione, entrambi la preferenza per Istanbul.
Trascorsero alcune settimane da quel giorno, giornate più o meno regolari, felicemente monotone, fatte delle solite compagnie di studio e di sogni. Ma l’unico che forse davvero sognava era Valentino, il quale amava trascorrere alcune serate solitarie, alla ricerca sul web dei luoghi più belli di Istanbul… e ce n’erano davvero tanti. Quel viaggio verso Oriente, oltre ad accendere la sua fantasia, aveva anche radicalmente mutato, in poco tempo, la sua prospettiva di vita. Se fino ad allora vedeva se stesso serenamente radicato in quella città, che tanto gli aveva donato in pochissimo tempo, adesso la sua visione del mondo sembrava essersi sdoganata da quei confini regionali, aprendo così la prospettiva ad innumerevoli scenari e situazioni di crescita individuale.
Tutto d’un tratto Perugia sembrava calzargli stretta, eppure aveva tutto lì, o quasi, secondo la sua interpretazione degli eventi. Iris era sempre la stessa, trascorreva la vita impegnata tra questo o quel lavoretto, brillante nello studio e nel suo essere donna, come sempre del resto. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa avesse desiderato, emergere ovunque lei volesse, perché era della stessa sostanza del nome che le era stato dato, Iris, la personificazione dell’arcobaleno per il mito e la delicata bellezza del fiore si coniugavano in lei. Eppure era felice così, nella sua terra. Ne prendeva sempre più consapevolezza Valentino, il quale vedeva allontanarsi, giorno dopo giorno, la possibilità di vederla volare via con lui, in quel vento che spirava verso Oriente. L’idea del viaggio aveva ormai una sua forza autonoma ma, senza di lei, tutto avrebbe avuto un senso diverso, anche se non voleva e non poteva più esimersi dal partire.
Quella convinzione ed entusiasmo sarebbero scemati se lei fosse partita con lui?
Quanto era realmente forte il suo desiderio di diventare uomo?
Lo avrebbe scoperto nell’arco di poco, presto ci sarebbero stati i colloqui e le successive borse di studio.
Era primavera inoltrata ormai ed il polline iniziava a mietere le sue prime vittime. Innumerevoli lenzuola matrimoniali si sarebbero potute tessere dai fazzoletti utilizzati da Valentino per tamponare la sua rinite allergica. Considerata la sua già molto magra corporatura in quel tempo, al di là della rinite, non appariva propriamente come un adone il ragazzo. La sua tenacia e presenza di spirito, in quella che per lui era divenuta una missione, erano certamente più forti di qualsiasi impedimento fisico o burocratico. Voleva Istanbul e avrebbe voluto scoprirla con lei.
Venne, finalmente, il tanto atteso giorno dei colloqui per le selezioni Erasmus e i due ragazzi si ritrovarono fuori la porta d’ingresso, in coda, come molti, per essere esaminati. Valentino ed Iris erano tranquilli e sorridenti, probabilmente per motivi differenti: l’una, in cuor suo, sperava la escludessero, così avrebbe sopito quel desiderio di viaggiare, l’altro era felice perché, finalmente, avrebbe potuto iniziare il count down per il suo sogno. Uno ad uno, tutti i ragazzi furono esaminati e valutati, i risultati si sarebbero avuti da lì a poche settimane. Fu chiamata prima Iris e poi Valentino, i quali si incontrarono subito dopo all’esterno delle aule predisposte alla selezione, in compagnia degli amici, curiosi di sapere cosa gli avessero chiesto.
«Amici miei, cosa volete che vi dica, mi hanno chiesto il numero di passaporto e l’Iban per accreditarmi il prima possibile la borsa di studio!», disse Valentino.
Il corale sorriso fu interrotto dalle parole di Iris: «Credo proprio che non partirò! Al di là del fatto che potrebbero escludermi, il che non è improbabile, ci sto pensando molto e, un’esperienza così lunga e lontana da qui, a Istanbul poi, da un lato mi intriga, ma i risvolti e le complicazioni che questo potrebbe avere mi frenano molto, ed è per questo che…»,
si interruppe da sola, per un istante, a pensare ciò che avrebbe comportato la scelta e, vedendola in difficoltà, Valentino soggiunse:
«A quali complicazioni ti riferisci?».
E lei: «Lo sai, ne abbiamo parlato, non è una scelta semplice per me!».
«Nessuna scelta importante lo è, eppure ci tocca! Fossi in te, sceglierei Iris!».
«Cioè?».
Valentino non rispose, lasciando che le parole lavorassero dentro di lei.
Daniele, presente anche lui, interruppe il dialogo promuovendo un immediato assalto al solito bar, era orario di aperitivo e distrarsi un po’ tutti insieme gli avrebbe fatto soltanto bene.
Trascorsero veloci i giorni e, finalmente, una mattina di giugno, ecco i nomi dei vincitori delle borse di studio Erasmus, affissi nell’apposita bacheca. Non c’era quasi nessuno della comitiva di Valentino quel giorno, eccezion fatta per lui e Daniele, i quali erano insieme quando videro i risultati.
«Ce l’abbiamo fatta, si parte per Istanbul!», esclamò Valentino, in preda all’entusiasmo del momento. Poi, guardando Daniele, aggiunse: «Credi che lei verrà?».
E Daniele: «Vale, non saprei ma, se dovessi scommettere, punterei sul no!».
«Lo credo anch’io! Ma dov’è adesso?», gli chiese Valentino.
«Non ne ho idea, mi pare avesse delle cose da sbrigare a casa, ma non ti saprei dire».
«Avvisala tu dell’esito!».
E Daniele: «Ma hai fatto tutto te con l’Erasmus, sarebbe più giusto che le dessi tu la notizia!».
«Vedi? Sei il solito juventino scarica barile, non vi si può chiedere nulla, sapete soltanto pretendere!». «Ha parlato il capo della banda degli onestoni! Ma tu, il caso Recoba, lo ricordi?».
«Per carità, ti prego, non iniziare, ritiro tutto quello che ho detto, purché le invii almeno un messaggio, ok?».
Daniele, allora, fattosi più serio gli disse: «Dài, le scrivo io, stai tranquillo. Anche se, in tutta onestà, ti confesso che non ho ancora capito perché debba scriverle io, comunque va bene».
«Perché tu hai un rapporto molto più fraterno con lei. Con me è un po’ diverso e potrebbe percepire il mio chiamarla quasi come una pressione. Tutto vorrei all’infuori di questo, deve sentirsi libera nelle sue scelte ed io, inevitabilmente, le trasmetterei un entusiasmo controproducente».
«Leggermente più chiaro il discorso ma non chiedo oltre! Mandiamole questo messaggio!».
Preso il telefono, Daniele le scrisse dell’esito. Quel giorno, Iris non rispose a nessuno dei due amici e tantomeno si fece vedere. L’indomani mattina, appena sveglio, Valentino trovò un messaggio sul suo telefono, era di Iris.
Recitava così: Ciao Vale, come avrai ben immaginato, ho deciso di rifiutare. Mi dispiace tanto ma non me la sento. Ci vediamo presto. Ciao!
Messaggio di lodevole sintesi e dal tremendo realismo: il sogno si era infranto e, a partire, sarebbe stato soltanto lui. Ogni fantasia, ogni suo progetto riguardo quel viaggio, si dissolse nell’aria come fumo.
“È giusto così, lei non sarebbe stata felice come lo è adesso qui. Non ha bisogno di altre esperienze per crescere, lo sta già facendo meravigliosamente a casa sua, non ha nulla da cercare all’infuori della sua terra, se non il piacere di viaggiare, per poi farvi presto ritorno. Un discorso è partire per un lungo viaggio di piacere, altro è trasferirsi ad Istanbul per undici mesi. Ha fatto bene, lei ha tutto qui, io invece ho tutto ancora da cercare nella vita. Partirò solo”.
Così concluse tra se e se Valentino, mentre cercava già di immaginare come sarebbe stata quell’esperienza senza di lei. Trascorse del tempo, senza che i due si sentissero o vedessero, nemmeno in facoltà. Venne così il giorno ultimo per confermare e firmare l’accettazione della borsa di studio. Valentino avrebbe potuto recarsi prima in quell’ufficio, ma non volle farlo, preferì prendersi tutto il tempo necessario per rifletterci e ripensarci ancora. La decisione non era mutata, lo doveva a se stesso, si era promesso, dopo aver allontanato quella malsana comitiva notturna, che sarebbe cresciuto ed avrebbe dato priorità alla sua vita, a se stesso, prima ancora di piacere agli altri. Avesse avuto anche tutto il mondo contro, sarebbe partito, tant’è che non si tirò indietro nemmeno di fronte alle perplessità di amici e parenti sull’opportunità di intraprendere quel viaggio.
Giunse pertanto all’Università e, come spesso accadeva per entrare in quell’ufficio, dovette fermarsi in coda ad una lunga fila di ragazzi, anche loro lì per il suo stesso motivo. Una mano lo toccò due volte sulla spalla destra ed una voce, a pochi centimetri da lui, esclamò:
«Ehi, buongiorno!». Si girò e, nella meraviglia del momento, per un attimo non capì e rispose:
«Iris, ma cosa ci fai qui?».
«Secondo te?», disse lei.
«Ho smesso di farmi domande già da qualche giorno ormai, capiti male stamattina, allora?».
«Sono qui per il tuo stesso motivo».
«Non ho capito, scusami, potresti essere più precisa?», le chiese lui, incredulo.
«Se non hai cambiato idea e, a quanto pare, non mi sembra dato che sei qui in fila per firmare la borsa, partiremo insieme per Istanbul ad agosto, contento?».
«Se la domanda non ti risulta troppo impertinente, cosa ti avrebbe fatto cambiare idea?».
«Voglio confrontarmi con me stessa, costi quel che costi. Non sono mai stata così lontana da casa e per così tanto tempo. In questi giorni tutti si sono eretti a maestri di vita con me. Vanno bene i consigli, ma la mia vita la gestisco io! Ho fatto parlare tutti, ma ho notato, da parte di alcuni, toni impositivi che mi hanno fatto sentire davvero a disagio. Non permetto a nessuno di controllarmi». «Dunque una ripicca?», le chiese lui.
«No, piuttosto una volontà libera di esprimersi senza alcun condizionamento».
Valentino allora la abbracciò e, guardandola dritto negli occhi, disse:
«Mi hai reso felice, grazie! Per me è più facile partire, poiché le mie radici sono state bruciate da circa un anno e sono qui, adesso, come un personaggio pirandelliano, in cerca d’autore e di una nuova identità. Ma tu no, per te è diverso, tu stai lasciando tutte le tue sicurezze, le tue comodità, la tua splendida quotidianità, per un viaggio molto distante da ciò che sei e che siamo noi, oggi, qui».
«Ok, però se me lo ridici con questo tono grave, rinuncio ad Istanbul per la Spagna, quindi pondera le parole da qui a quando saremo in aeroporto, grazie!», rispose ironicamente lei.
E sorridendo iniziarono a conversare di leggere banalità, finché non giunse il loro turno. L’imprevedibile era divenuto realtà, tutto quel che sembrava definitivo era mutato in una decisione inaspettata e questo aveva riempito Valentino di gratitudine verso la vita. Amava costruire le sorprese ma, ancor di più, essere sorpreso. Quella mattina aveva ricevuto ciò che desiderava da molti mesi ormai, del tempo da vivere con lei, era tutto quel che desiderava dalla notte in cui si incontrarono per caso. Non era desiderio di possederla e tantomeno un banale ed adolescenziale colpo di fulmine. Voleva condividere il suo tempo con lei, lo stesso che, seppur così centellinato fino ad allora, gli aveva donato un bene rigenerante al di là di ogni sua più fervida immaginazione. Nulla era andato come aveva programmato o sperato, ma la vita e chi la detiene, gli aveva concesso ben oltre ciò che la sua mente era stata capace di proiettare nel suo immaginario futuro. Un’idea si era ben radicata in lui: mai disperare, soprattutto nei momenti più bui, la tenacia e la perseveranza nel bene ripagano sempre e, prima o poi, la luce compare, l’inaspettato si realizza e tutto sembra avere un senso, anche il male vissuto.
Di Alfredo Francesco Caiazzo