
Rossa
d’autunno ti vesti
piĂą rossa
dell’ombra ignota
del male insaputo.
Ferma
sfiorata dal vento
non agisci,
non reagisci
non giochi
a sentirti “qualcuno”
non patisci le grida
del mondo
che sfama di morte
chi non accetta.
Sei tu
o sono io
tra le rosse vene intrise di tempo
a condurre il ricordo della stagione,
quegli occhi azzurri
in cui sono morto
e risorto
con me sulle spalle
in cammino
verso  tutto
quel che di me non pensavo
e invece sono,
l’attimo prima del prossimo sguardo
ti vedo,
vite americana,
sfumi le foglie delle mie ragioni
cadono senza piĂą voce,
l’auto è pronta,
sei giĂ andata via.
Alfredo Francesco Caiazzo








