il diario-romanzo

CAPITOLO XI
IL SECONDO INCONTRO
Trascorsero circa dieci giorni da quella sera.
Valentino frequentava la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, un luogo particolarmente accogliente e stimolante per chi è giovane ed ha voglia di crescere, magari lontano da casa.
Ragazzi da ogni dove si ritrovano in quella cittadina, grazie anche alla famosa Università per Stranieri, una comunità multietnica e giovane, un vero esercito di studio e divertimento si districa dalle sedi didattiche per i vicoli del centro storico, tra baretti, pub, ristoranti, scale, case, garage ed ogni luogo più o meno consono all’aggregazione. Così come molti di loro, anche Valentino apparteneva a quei ragazzi che erano andati via di casa per maturare un’esperienza di studio, di vita, lontano dagli affetti e dalla vita di sempre.
Seppur da breve tempo lì, non sembrava affatto trovarsi male.
Compagni per il giorno e la notte, colleghi universitari, amicizie degne di nota e, chissà, forse anche l’amore.
Per Sara?
Forse qualche collega?
Chissà, per qualche ragazza straniera? Ce ne sono talmente tante che non immaginare almeno un’avventura “extracomunitaria” sembrava quasi impossibile. Poi c’era lei, la ragazza della discoteca, avvolta dal mistero e dall’incompiutezza di non essere nemmeno riuscito a dirle “ciao!”.
Era una giornata soleggiata ma fredda e Valentino, dopo aver seguito un corso, pranzato e preso anche qualche caffè, studiava in un’aula universitaria insieme ad un’amica, Teresa. Con le sessioni d’esame lontane, studiare era una parola grossa, tutto quel che lo circondava suscitava il suo interesse: luoghi, cibo, ma soprattutto persone. Amava la diversità e si nutriva di tutta quanta quella che, naturalmente, riteneva lo potesse riempire. Tesseva pubbliche relazioni come se fosse il suo primo impiego e lo studio era certamente un’ottima occasione d’approccio per lui che, le occasioni, amava non farsele sfuggire.
Nel religioso silenzio di quell’aula, prese una penna e, a chiare lettere in stampatello, scrisse sul foglio dell’amica:
“Pausa caffè?”
Uno sguardo tra i due e subito fuori, al vicino bar dell’università.
«Certo che, di questo passo, con un’ora di pausa e venti minuti di studio, il prossimo esame lo sosterrò a luglio dell’anno prossimo, altro che gennaio!», disse Teresa.
«Pensa che stiamo raccogliendo le giuste energie mentali per lo sprint di inizio anno, don’t worry!» le rispose.
«Certo, non c’avevo pensato, sai? Ma tu, sei sempre così spensierato? Come fai? Io se continuo con questi ritmi chiuderò l’anno universitario con un esame all’attivo, se tutto andrà bene, per il momento non è certo nemmeno quello!».
«Sei oscura… ma rilassati e sii positiva! L’esame è a fine gennaio, ti do la mia parola che dal giorno sette, subito dopo l’epifania, inizieremo con lo studio matto, ripetendo insieme anche la sera, ok? Sei più serena adesso?».
«Ma figurati, io già adesso sono agitata, poi ci saranno le vacanze di Natale nel mezzo, il che per me vorrà dire non toccare libro, ti prego Vale, dài, io così mi ritiro direttamente dall’università, non so davvero tu come riesca, sei molto sicuro di te stesso…».
«In realtà per niente. Comunque, Teresa cara, te lo ripeto, relax. Goditi il momento presente e non lasciarti dominare dall’ansia, faremo tutto e bene! La serenità, la calma, sono fondamentali per affrontare ogni situazione, soprattutto le più angosciose. Vedi te per esempio, poco trucco, capelli sfibrati dallo stress, sguardo da psicodramma, non lo so, se continui così trapasserai prima dell’esame o subito dopo!».
«Grazie per le tue sempre pronte e dolci parole, mi stai praticamente dicendo che sono un cesso!».
«Vedi? Ti sei concentrata sulla parte del discorso più irrilevante e lo sai perché? Perché sei oscura e non ti godi il momento, sprecando inutili energie mentali per errate congetture!».
«Bene, quindi non smentisci!».
«Dai, sei una ragazza dalle prospettive interessanti, carina peraltro, ti sto soltanto dicendo che potresti essere molto più di quanto tu non sia adesso se avessi più cura di te stessa e della tua salute psicofisica, tutto qui! Su, ordiniamo qualcosa».
«Cosa intendi per prospettive interessanti?».
«Intendo che adesso ordiniamo da bere!», e rivolgendosi al barman: «Caro, due caffè, grazie!», spostando i soldi con la mano verso l’interno del bancone del bar.
«Forse hai ragione tu, è inutile far drammi anche nelle pause caffè, seppur ripetute molte volte nell’arco di una giornata! Allora dimmi un po’, cosa hai fatto il weekend scorso? Dove sei stato a far danni?».
«Adesso iniziamo a parlare la stessa lingua…». Dopo un sorriso amichevole, bevendo d’un sorso il caffè, Valentino riprese: «Sono stato a casa di amici conosciuti qui in zona, poi la domenica a cena fuori in un posto carinissimo sempre con loro, magari organizziamo anche tra noi, merita davvero. Insomma un weekend abbastanza tranquillo.
Invece esattamente dieci giorni fa, siamo stati in una discoteca non lontana dal centro, di cui però adesso mi sfugge il nome, ma non è questo il punto. Ho incontrato una ragazza fuori dal comune, credimi, mi ha colpito, ma non son riuscito a parlarci che i buttafuori mi hanno allontanato dal palco dove ballava e poi… non l’ho più rivista!».
«Posso immaginare sai, non fai altro che guardare tutte quelle belle, alte, snob, dal metro e settantacinque in su, per te dopo quell’altezza è subito amore!».
<< Credimi, non è stata la solita cotta da discoteca e nemmeno un’infatuazione da tipa che descrivi te. C’era qualcosa…ed io non desideravo altro che parlare con lei».
«Valentino, mi stai facendo ridere troppo, davvero! Tu che desideravi soltanto parlarle, di notte, in disco, un po’ bevuto magari? Certo che l’alcol ha davvero strani effetti. Io qui stento a concentrarmi perché tu non perdi occasione per conoscere l’una e l’altra, purché rientrino rigorosamente in certi standard tutti tuoi s’intende… e adesso vieni a dirmi che un altro po’ e avresti fatto a botte con i buttafuori soltanto per dirle cosa? Sono senza parole, fai il serio in discoteca e il casinista in facoltà, l’elogio del controsenso!».
«Scusa, ma l’ho forse deciso io? Certe cose capitano e tu puoi soltanto decidere di viverle o meno. Ho bisogno di rivederla, di conoscerla, al di là di quel che accadrà, devo capire il motivo di quell’alchimia, solo mia peraltro, ci siamo soltanto guardati, per poi precipitare in una figura…».
«Interessante, davvero… povero, finalmente qualcuna che riesce ad allontanarti già prima di sentirti, deve essere davvero speciale! Ma raccontami di lei, com’era?».
«Alta circa un metro e novanta con i tacchi, capelli di un biondo luminoso, occhi azzurri, longilinea, adesso che ci penso non sembrava nemmeno italiana, forse polacca? Francese? Scandinava, si, più scandinava, ma poco importa».
«Dalla descrizione non stento a credere che fossi così attratto da lei. Immagino non sarai stato nemmeno il solo. Valentino dài, sarà stata una bella ragazza, la musica, l’alcol, le luci, hai ingigantito il ricordo emozionale in questi giorni, soltanto perché non sei riuscito nemmeno a parlarci e, questo sì, è un evento eccezionale!».
«Forse è come dici ed il tempo mi farà dimenticare, ma credimi, ricordo benissimo la sensazione, non era l’effimero piacere, ma qualcosa di diverso mi avvicinava a lei».
Il suono di un telefono interruppe la conversazione, era quello di Teresa. Rispose subito e, parlando con un tal Daniele, suo caro amico considerato il tono confidenziale della conversazione, prese appuntamento con lui esattamente in quell’istante, presso la facoltà. Così i due lasciarono il bar per dirigersi nell’atrio da questo ragazzo che, verosimilmente, doveva già trovarsi lì considerata la fretta con cui Teresa decise di andare.
«Forse ti interesserà sapere che Daniele non è solo, ma con una sua amica, molto bella oltretutto. Adesso che ci penso somiglia molto alla descrizione che mi hai fatto della ragazza sai, magnetismo a parte, s’intende!».
Varcarono l’arco d’ingresso della facoltà, ritrovandosi a pochi metri di distanza da loro.
«Eccoli!».
Valentino rallentò di poco il passo, lasciando che Teresa ed il suo amico si salutassero per primi, ma qualcosa lo aveva momentaneamente inibito, bloccato quasi dall’emozione. L’amica di Daniele sembrava lei, la ragazza della discoteca e lui, in quel momento, era letteralmente pietrificato. Indossava dei jeans, scarpe basse da ginnastica ed un piumino corto che portava sopra la vita. Aveva un filo di trucco, in effetti quasi non pareva lei al primo sguardo, ma la sensazione provata dieci giorni prima, forse dovette ripetersi anche in quel momento.
«Valentino, ti presento Daniele, un mio caro amico», in tal modo i due si salutarono in fretta e poi, indicando la ragazza disse: «Lei è Iris». Valentino, sciogliendosi il nodo in gola, al vederla le disse:
«Valentino, piacere!»
e lei rispose: «Iris», porgendo delicatamente la mano destra.
Come avrebbe potuto dirle, “ hai un volto conosciuto, ci siam visti per caso al locale…” o cose di questo genere.
No, assolutamente no, sarebbe partito con un piede decisamente sbagliato, anche perché la “figuraccia” fatta in discoteca era palese e adesso c’erano anche altre persone presenti. Decise, dunque, di comportarsi come se fosse stata davvero la prima volta, d’altronde sarebbe potuta essere anche una ragazza molto somigliante, così aggiunse subito: «Studi anche tu giurisprudenza?».
«Sì, sto preparando diritto internazionale», rispose lei.
«Bell’esame! L’ho sostenuto a Napoli, prima di trasferirmi qui!».
«Beato te, io mi sto esaurendo, è tra pochi giorni e non so nulla!».
Lui rispose: «È la classica frase pronunciata da chi, tendenzialmente, ha una grande preparazione».
«Magari! Sono messa davvero male, credimi…».
«Se ti va si può ripetere insieme!» aggiunse prontamente Valentino.
«Tu cosa stai preparando?».
«Diritto pubblico comparato!», le disse.
«Invece questo l’ho fatto io poco tempo fa! Prepariamo cose diverse, però dai, magari ci si organizza in questi giorni anche con Daniele, noi abbiamo appena finito di ripetere, adesso devo scappare!».
«Perfetto, ci si vede in aula studio allora!», le rispose.
«Meglio sulle scrivanie nei corridoi, in aula studio non ci farebbero parlare…».
«Hai ragione».
«Scappo! Ragazzi ci vediamo, scusatemi ma devo proprio andare, sono in ritardo!» e con la mano salutò tutti andando via, passo veloce, lei e la sua grande borsa.
Daniele e Teresa conversarono tra di loro ancora per qualche minuto, ma Valentino era assorto nei suoi pensieri. Finalmente l’aveva conosciuta ed era accaduto tutto così per caso, attraverso l’ultima delle persone che immaginava potesse aiutarlo a trovarla e, ancor più importante, lei non ricordava di quella sera. È come se il destino avesse voluto concedergli una chance differente. Forse l’approccio era stato sbagliato, forse no, adesso quel che più importava è che lui l’aveva ritrovata ed avrebbe avuto almeno un’altra occasione per rivederla, non nel frastuono voluttuoso di un disco club, ma in un luogo di confronto ed apertura mentale, almeno per i più svegli.
“Iris, che brava attrice… o davvero non mi hai riconosciuto?”, pensò fra sé e sé.
Ma in fondo, per quale ragione avrebbe dovuto fingere? Non vi era un solo motivo valido, era accaduto nulla quella sera se non una potenziale rissa, un molto probabile due di picche, nient’altro se non quel personale desiderio di passare del tempo con lei. Bisognava essere in due però e, finora, l’unico ad aver agito era stato il destino, se così lo si vuole chiamare, lui l’unico protagonista.
L’aveva incontrata una seconda volta senza doverla cercare. Tantomeno lei, ignara di tutto, con la sua vita e chissà quali impegni. Venne il tempo dei saluti e anche Daniele, ragazzo molto socievole, simpatico, dai tratti vagamente persiani, un vero giocherellone, andò via.
Valentino e Teresa ripresero il cammino verso il corridoio che li conduceva in aula studio. Poi lui si fermò e attraendo l’attenzione di Teresa su di sé, disse:
«È lei!».
«Ma dai! Sul serio? Effettivamente corrisponde alla tua descrizione! Certo che, con tante ragazze, che strano il desti[1]no! Non sei contento?».
«Si, lo sono, eppure non mi pare ancora vero. Sempre in fuga lei, quella sera ed anche oggi! Sai una cosa? Ricordo molto bene quella sera, sento di poterle parlarle… e di volerla ascoltare. La vita è imprevedibile, ma la mente dell’uomo lo è ancora di più. Ero sicuro che l’avrei rivista, ma non così, non oggi e ancor più non credevo mi facesse di nuovo lo stesso effetto! Cosa sai di lei?».
«Poco più di te! È umbra, non ricordo precisamente la città, ma non di Perugia, comunque non molto lontano da qui. So che la chiamano per fare la ragazza immagine nelle discoteche e nient’altro, questa sarà la seconda volta che la vedo, di lei me ne ha parlato Daniele, con il quale è più in contatto».
«Si frequentano? Mi è simpatico Daniele!».
«No, ma figurati. Daniele sì, è un bravissimo ragazzo, ha solo un grande difetto…».
«Cioè?».
E lei: «È juventino!», e risero all’unisono.
Quel luogo, l’università, era divenuta un po’ come una grande famiglia per Valentino, a pensarci aveva la struttura stessa di una grande casa. Gli amici, i nuovi incontri e adesso Iris, dovevano aver certo mitigato la lontananza dalla sua terra natia. Una forte propensione all’adattamento lo avrà certamente aiutato ad ambientarsi in poco tempo, in quella città così tanto lontana da casa, ma lui aveva avuto il coraggio di osare, di partire e di vivere la sua vita, lui ed il mondo, abbandonando le stampelle dei genitori, delle pseudo sicurezze, delle storicizzate amicizie, della routine.
Di Alfredo Francesco Caiazzo








