Un maestro di pugilato e le lettere di Jaheira scritte tra i guantoni

Disegno dell’artista Giuliana Belardi

Come un pugno dritto allo stomaco, così ti arriva questa storia.

Sarà perché è frutto della mente e della penna di un uomo che ha calcato il ring per diversi anni o, magari, perché tratta un tema talmente delicato, attuale, complesso e soprattutto spaventoso che non potrebbe arrivarti diversamente.

“Jaheira e le lettere scritte tra i guantoni”, così si intitola il libro, presto edito, di Gerri Frate, ex pugile e maestro di boxe che oltre ad insegnare con passione a ragazzi e ragazze questa disciplina, come sferzare colpi e difendersi, scrive con impeto poesie, fiabe e racconti. A quattordici anni, mentre sfoglia un giornale, si ritrova a leggere i versi di una bambina. Parlano della natura con una certa semplicità, ma hanno qualcosa di particolare che affascina Gerri. Torna a casa e il pomeriggio stesso apre un quaderno e inizia a scrivere, quel quaderno lo accompagnerà per anni. Poi di colpo smette, forse perché altri interessi si fanno largo in lui, ma quella sensazione che gli fa provare la scrittura continua a vivergli dentro, come un ingranaggio che non intende fermarsi. Dopo quindici anni, nella sala d’attesa di un dentista, le parole tornano a tingere la carta.

Proprio la passione per la scrittura, tempo fa, ci ha fatto incontrare. “Mi piacerebbe avere un tuo parere sul mio nuovo libro” mi confida e allora eccomi qui a condividerlo non solo con lui, ma anche con i miei lettori perché credo che lo meriti. Ho appena finito la lettura, ma ho ancora gli occhi ludici.

La storia viene raccontata attraverso le lettere che la protagonista, dal carcere, rivolge alla sorella, alla mamma, a un amico immaginario, a Dio e così via. Tutto inizia quando Jaheira, insegnante di pugilato, vede il cognato picchiare sua sorella, si intromette per difenderla e inizia a colpirlo e ricolpirlo. Si parla di femminicidio, di violenza di genere, di carnefici e di vittime, di carcere, di processi, di chi improvvisamente perde tutto e dalle sue stesse ceneri deve trovare il coraggio per tornare a vivere. Lettera dopo lettera, ci si ritrova in un vortice di emozioni… si sorride, si spera, si piange. È uno di quei racconti che ti prende a morsi il cuore perché sì, non è altro che il frutto della mente di uno scrittore eppure è tutto così tremendamente vero, attuale. Quella donna potrei essere io, potresti essere tu, ma quale delle due: quella che combatte o quella che subisce? È solo una delle mille domande che sorge spontanea durante la lettura.

Il potere di “Jaheira e le lettere scritte tra i guantoni” non risiede solo nella trama e nelle toccanti parole con cui Gerri dà anima a questo racconto, ma nel fatto che un uomo provi con tutto se stesso a immedesimarsi in una donna mentre affronta una situazioni così sconvolgente e delicata. Anche se l’empatia, la sensibilità, il mettersi nei panni dell’altro non dovrebbero più stupirci, ma diventare pane quotidiano.

Ho solo una domanda per Gerri:
Da maestro di boxe, quanto è utile questo sport, in particolar modo per le donne?

«Lo sport in generale può salvare ragazzi e ragazze dalla strada, aiutarli a trovare la loro. La boxe è fatta di disciplina, di rispetto. Ti insegna a stare al mondo, non solo a saperti difendere. Ti permette di controllare la rabbia, di dominare le paure. Diventa un regolatore.
Ciò che impari lì puoi portarlo nella vita di tutti i giorni. Per tutti, ma in particolare per le donne diventa di vitale importanza sapersi difendere e su di loro investo molto e credo. Voi avete una dedizione e determinazione quando vi mettete in testa una cosa e questo vi rende onore».

Gerri ci terrà aggiornati sull’uscita del libro, che sarà accompagnato dal disegno in copertina di Giuliana Belardi.

Nel frattempo, cari lettori, vi lascio con alcune parole di Jaheira:

“Decisi di frequentare un’altra scuola,
che fumava di sudore e di concretezza, una scuola di rifugiati dove non si scriveva su carta, ma si dipingeva sull’aria, con le nocche; nel silenzio che passava da un gong all’altro (…). In una palestra di boxe si è tutti uguali, non ci sono discriminazioni. (…)
Imparai a dominare la paura, poi la rabbia, poi riuscii a svuotarmi di tutti i brutti ricordi. Tutti si sgretolarono sopra il tappeto del ring”.

“Jaheira e le lettere scritte tra i guantoni”, un bel colpo all’anima del lettore.

Alessandra Squarta