Il Fiore della Vita

il diario-romanzo

Immagine tratta dal sito www.giurisprudenza.unipg.it

CAPITOLO XII

UNA REALTÀ SCOMODA

Alcune settimane trascorsero da quell’incontro nell’atrio dell’Università e Valentino conduceva, come sempre del resto, la sua vita di giovane studente e “ricercatore”.

Cercava e ricercava Iris, che non seguiva pedissequamente ogni corso di studi, in fondo non ne aveva alcun bisogno.

Incontrarla era una chimera.

Quelle rare volte in cui riusciva a fermarsi con lei, erano sempre circondati da amici, conoscenti, amici degli amici, perfetti sconosciuti che si avvicinavano per chiedere informazioni su quel professore piuttosto che una festa in centro o magari sulle previsioni meteo, insomma, non erano mai soli. Si era creata una meravigliosa comitiva universitaria, composta da ragazzi e ragazze di ogni regione e luogo d’Italia. Ognuno con le sue propensioni, sogni, il suo stile di vita che, a tratti, sembrava più allontanare che avvicinare alcuni, ma la forza aggregante dell’università o, probabilmente, un basilare spirito di sopravvivenza, faceva sì che il gruppo non si sfaldasse, se pur con molte divergenze, soprattutto caratteriali.

Per Valentino quella comitiva doveva essere stata sicuramente una benedizione ma, a quel punto, anche un piccolo problema. Se avesse agito d’impulso con Iris, quasi certamente avrebbe sfaldato una parte della comitiva o dei gruppi satelliti che si andavano via via creando e ampliando con il tempo. La verità era una: ogni ragazzo era in un certo qual modo interessato ad Iris, ma nessuno osava parlarne apertamente. Lei era l’astro e tutti loro, come pianeti e satelliti entrati nella sua orbita gravitazionale, le giravano intorno senza mai sfiorarsi, ognuno a dovuta distanza.

Sorrideva a tutti, confidente con pochi, uno soltanto in verità sembrava essere diventato il suo prescelto: Daniele. Era forse immune al suo fascino o aveva gusti sessuali alternativi?

Probabilmente nessuna delle due. Daniele era stato semplicemente baciato dalla sorte per poi esserne preso a calci. Nemmeno lui le era immune, il destino lo aveva scelto per essere il suo migliore amico dell’università. Era il suo riferimento, l’appoggio, a lui la rassegnazione e il dolce-amaro piacere di dover accogliere la sua amicizia e nient’altro.

Valentino, per di più, si trovava alla perfezione con lui, erano spesso insieme e amavano conversare di tutto. Una cosa soltanto divideva i due ragazzi: il calcio. Daniele Juventino, Valentino interista, non passava giorno che non si beccassero sul punto, con passione e battute sarcastiche.

Trascorse anche il periodo natalizio e con esso gennaio, Teresa superò brillantemente l’esame, per la gioia del suo “mentore” e, neanche a dirlo, anche Iris brillò con un trenta in diritto internazionale. Valentino e Daniele chiusero anche loro in maniera impeccabile la sessione e tutti sembravano essere ancor più felici.

Così un giorno Valentino passeggiava lungo i corridoi del pian terreno della facoltà, lungo i quali quasi costantemente si assembrano studenti intorno a scrivanie e tavolacci lunghi simili a nude tavole da refettorio. Non aveva fretta quel giorno e passeggiava lentamente. Si fermò, accorgendosi che due persone lo stavano osservando da una scrivania sulla sua sinistra. Voltatosi vide due ragazze sedute che adesso parlavano nuovamente tra di loro. Erano Iris con un’amica.

«Ragazze buongiorno, come va? Come mai a quest’ora qui?», disse Valentino.

«Ciao! Niente di che, parliamo…», rispose Iris.

«Vi andrebbe di continuare la conversazione al bar, prendiamo qualcosa?».

«No, grazie, restiamo qui», rispose Iris con tono quasi tagliente.

«Va bene, buona conversazione», le disse ironicamente.

Gli parve di capire che non era gradita in quel momento la sua presenza. Qual era il senso di quel riso sottile mentre lo osservavano, prima che lui si girasse. Iris credeva forse che lui stesse provando a corteggiarla in qualche modo? Eppure non aveva ancora mosso un dito in tal senso, nonostante l’attrazione che quella ragazza esercitava su di lui. Chissà, magari dopo averla conosciuta non sarebbe andato oltre. Quel breve sipario dovette aver infastidito Valentino, il quale non voleva certamente divenire lo zimbello del gruppo.

Le settimane che seguirono lo videro divertirsi con gli amici, mantenendo però sempre un po’ le distanze da lei. Preferiva alzarsi e andare via quando la ragazza era presente, quasi lo disturbasse. Probabilmente quell’episodio, apparentemente insignificante, aveva turbato la sua sensibilità e pertanto non voleva darle più adito di sghignazzare alle spalle e tantomeno concederle, o concedersi, più il piacere di una conversazione.

Così un giorno, Daniele, Valentino, Teresa ed altri due ragazzi erano sulle panchine dell’atrio a discorrere allegramente tra di loro. Verso ora di pranzo giunse anche Iris, iniziando così a salutare i presenti. Non le diede il tempo di salutarlo che, voltando le spalle, Valentino disse al gruppo: «Ragazzi, avviatevi pure, vi raggiungo tra poco!».

Andò con passo deciso, dritto verso l’ingresso principale della facoltà, senza accorgersi però che qualcuno lo aveva seguito. Come ebbe superato l’ingresso, si sentì chiamare:

«Valentino!». Era a circa tre metri da lui, quando si girò e, forse per la prima volta, erano soli.

 Iris lo aveva seguito ma lui rimase fermo, lì dove si trovava.

«Dimmi», le disse, in modo quasi apatico.

«Ti ho fatto qualcosa? Ho la sensazione che tu mi stia evitando!».

«Nulla, perché dovrei?».

«Appunto, perché dovresti? Ho l’impressione che tu non abbia più lo stesso comportamento rispetto a quando ci siamo conosciuti, ti vedo schivo con me… e soltanto con me!».

«Non ho nulla contro di te, ma terrò presente, grazie per avermelo fatto notare!».

«Ok. Hai visto che hanno aperto le domande per l’Erasmus?», aggiunse allora lei.

«A dire il vero, no. Non sarebbe male come idea, non trovi?».

«Sì, certo, bisognerebbe capire bene quali esami convaliderebbero, il luogo dove farlo e, poi, ci sarebbero le selezioni!».

 «Quindi funziona come un concorso?».

 «Esattamente. Dai, l’ufficio competente è proprio lì, andiamo a vedere un attimo, o forse eri impegnato?».

«Sai, mi bruciava un po’ l’occhio destro… ma è passato, posso anche evitare di controllarlo. Dài, andiamo».

Così, insieme, entrarono nell’ufficio Erasmus e, affisse al muro, trovarono su due fogli tutte le destinazioni possibili.

«Questa no, quest’altra è troppo inflazionata, no, nemmeno questa… addirittura! Istanbul? Si può fare l’Erasmus ad Istanbul?», disse Valentino.

 C’era una signora dietro l’unica scrivania in quella stanza che, sentendo la voce stupita del ragazzo, aggiunse:

«Certo, e se deciderete di partire, ragazzi, sareste i primi studenti italiani dell’Università di Perugia ad andare, è stata stretta quest’anno una convenzione tra noi e la Istanbul University!».

«Bello, anche se Istanbul, non saprei, non la vedi un po’ troppo estrema come esperienza universitaria, dieci mesi in quei luoghi, non lo so…», aggiunse Iris.

«Pensiamoci», rispose Valentino.

«Perché, partiamo insieme? Ah ah ah».

 «Perché no!», rispose lui accennando un mezzo sorriso.

«Dài, usciamo. Grazie signora, magari ci rivediamo presto. Buona giornata e grazie per l’informazione!».

Così i due uscirono dall’ufficio dirigendosi fuori. I ragazzi si erano già avviati in blocco al bar per il pranzo. Mentre camminavano, appena fuori dall’Università, Valentino le chiese

«La trovi così astrusa come idea?», disse col tono di colui che, forse, aveva in cuor suo già accarezzato una decisione.

«È affascinante l’idea, ma complicata per me Vale…».

«Perché mai?», le rispose. «Hai famiglia, bambini, una casa da portare avanti? Ti darei ragione in tal caso, ma…».

«Ho degli impegni al di là di quelli universitari. Mi piace non dover dipendere da nessuno, prendo qualche lavoro in settimana o durante il weekend e questa storia di dover star fuori quasi un anno, non lo so, non so se effettivamente ne valga la pena!».

«Capisco, ma non si può avere tutto! Ci sono momenti in cui ci troviamo e ritroviamo a scegliere, soli, senza l’aiuto di nessuno. Una decisione importante comporta quasi sempre una rinuncia. Penso ci siano cose che, se non fatte nel momento in cui si rivelano, non si ripresenteranno più, il loro tempo sarà passato … e così la tua vita, a quel punto, avrà intrapreso un corso differente. Non credo che i tuoi lavori occasionali siano un ostacolo vero per te, potrai riprenderli al tuo ritorno… ma questa opportunità dell’Erasmus, la si coglie adesso oppure mai più , perché avremo fatto altri esami ancora e, a quel punto, non avrà più senso».

«Sono d’accordo con te in linea di massima, ma non è la mia unica complicazione…».

«Se mi posso permettere, cos’altro?».

«Sono fidanzata da sei anni ormai, e mi rendo conto che potrebbe rappresentare un problema…».

Probabilmente, in quell’istante, Valentino avrebbe preferito trovarsi sotto il sedere di un elefante africano in procinto di sedersi sopra la sua testa, ma con estrema disinvoltura rispose:

«Certo, capisco. In fondo sono solo sei anni, nulla di serio immagino!».

Iris, sorridendo, rispose: «Dipende dai punti di vista! Per me lo è, e credo lo sia anche per lui. Ha prenotato qualche giorno in una spa in Svizzera, partiremo la prossima settimana. Sei mai stato in Svizzera?».

Se avesse potuto, si sarebbe liquefatto nei suoi stessi vestiti, per poi scivolare giù, nel primo tombino aperto. Ma si trattenne, mantenendo il solito spirito ironico:

«A dire il vero, progettavo di andarci anch’io con le mie dodici amanti la prossima settimana, ma se avete prenotato anche voi, allora farò a meno di partire per questa volta, sai, non vorrei occuparvi tutte le piscine!».

«Quanto sei scemo! Andrò a Gstaad, ci sei mai stato? Mi hanno detto essere un paesino troppo carino!».

«Neanche avessi detto Corciano! È tra le località sciistiche più ambite al mondo Gstaad! Non ci sono mai stato, ma in Svizzera sì, a Lucerna e Lugano, carinissime anche loro, ma parliamo di cose diverse!»

«Ho proprio bisogno di staccare sai? Ci voleva questa piccola vacanza, capita al momento giusto!».

«Lo credo bene! Ancora qualche altro giorno di sacrificio tra noi e poi avrai tutto il tempo per rilassarti…», e sussurrando disse: «Beato lui!».

«Come?», disse lei, non avendo ben compreso cosa avesse sussurrato Valentino.

«Nulla, dicevo, andrai con lui allora, prenderti qualche giorno di assoluto relax ti farà bene»

Il volto di Iris non era affatto convinto di quell’ultima risposta, ma la prese per buona. Camminando, erano ormai giunti al bar, dove gli amici avevano appena ordinato da mangiare qualcosa per il pranzo. Così, mentre lei irradiava con la sua presenza e mai banale loquacità, Valentino celava, sotto il migliore dei sorrisi, un animo triste. Erano le ultime cose che avrebbe voluto sentire quel giorno. Non era certo il pensiero del fidanzato che lo limitava, quanto il fatto di non poter attualizzare quel suo desiderio che l’aveva accompagnato, più o meno consciamente in quei mesi, da quella sera in discoteca.

Stava bene vicino a lei e questo gli bastava.

Non era tanto una semplice pulsione fisica, quanto un coinvolgimento celebrale. La vita di Iris era distante dalla sua e, nonostante il “destino” li avesse fatti incontrare e rincontrare in maniera così rocambolesca, questo per lei contava assolutamente nulla, almeno in quel momento.

Di Alfredo Francesco Caiazzo